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GEOGRAFIE
A cura di Viviana Gravaro
26 Gennaio 2001 - 2 Marzo 2002
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I quattro giovani artisti che presentiamo in questa mostra,
pur su una simile linea di pensiero, indagano differenti modalità
espressive di penetrazione nel paesaggio, o ancora meglio, attraversano
lo spazio della metropoli secondo modalità che vanno dalla
pura fiction alla rilevazione poetica-topografica del territorio.
Le loro attitudini concettuali corrispondono, in qualche misura,
a quattro diverse modalità di approccio con il territorio
che partono da un tema comune: la metropoli come luogo di un vissuto
variabile, instabile e articolato. Un altro elemento li accomuna:
la volontà di non imporre una sola visione, ma piuttosto
di condividere con chi guarda uno dei possibili attraversamenti,
una delle possibili visioni di una realtà di per sé
in continuo morphing, quindi non fissabile in uno sguardo definitivo.
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Luca Capuano, fotografo bolognese, realizza immagini reali ma con
un costante tono visionario, ereditato da certa fotografia colta
e concettuale della scuola ghirriana. Sono fantasmatiche presenze
notturne, segnate da un onirismo felliniano, sospeso tra scenografia
cinematografica e senso del vuoto.
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Dallerba ripete e clona spazi assoluti della metropoli senza luogo.
In ogni volume si sente una stessa volontà di non dare nessun
giudizio morale, di non interessarsi minimamente della funzionalità,
dell'idea di architettura, di ergersi a giudice della vivibilità
di questi spazi, tutto si sposta dichiaratamente e provocatoriamente
sul piano formale.
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Marco Sanges, anche lui diviso tra Italia e Londra, costruisce
piccole fiction, di taglio cinematografico, ambientate in luoghi
evocativi e aree dismesse, che giocano microstorie frammentarie
e non consequenziali. Un uomo sembra misurare il suo corpo, quasi
con compiacimento, sullo spazio della metropoli disemessa o under
construction.
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Silvia Sgualdini, tra Venezia e Londra, racconta dell'omologazione
visiva dei luoghi liminali della metropoli, e costruisce una sua
mappa variabile che mette a confronto le identità fisiche
umane con gli spazi del loro vissuto. Mappe senza geografie, facce,
corpi e spazi della metropoli, accostati in un contrappunto che
non richiede legami troppo logici, o che non domanda un semplice
dinamismo di somiglianza tra le parti.
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